PSICOLOGIA

Psicologo - Bagheria (Palermo)

Negli ultimi anni, in diversi campi medici, tra i quali quello odontoiatrico, si è sviluppata una visione più ampia rispetto alla cura della persona: l’attenzione è rivolta non solamente alla risoluzione dei sintomi ed dalla conclusione del trattamento bensì verso un livello maggiore di benessere. L’obiettivo di tale visione è permettere un’esperienza personalizzata che possa offrire, sia alle persone che si recano dal dentista senza alcun timore sia a quelle che esprimono alcune difficoltà o paure, la possibilità di vivere il tempo necessario all’appuntamento il più serenamente possibile.

La collaborazione tra psicologia ed odontoiatria

La collaborazione tra psicologia ed odontoiatria, può essere declinata in diversi settori come quello che si occupa delle caratteristiche ambientali degli studi, delle dinamiche comunicative tra il medico, lo staff e la persona o quello incentrato maggiormente sulle caratteristiche applicative. La componente psicologica, infatti, può rivestire una grossa importanza rispetto ad alcune problematiche odontoiatriche, come possono essere i disturbi psicosomatici, il bruxismo, l’utilizzo di protesi, gli esiti di una chirurgia maxillo-facciale, la sopportazione del dolore o l’elevato riflesso al vomito. Inoltre, con lo psicologo, la persona può gestire in maniera più precisa aspetti della quotidianità che la mettono in difficoltà, indipendenti dal rapporto con il dentista, ma che emergono proprio nell’intimità del rapporto che si può creare durante i trattamenti. Tuttavia, la più frequente difficoltà psicologica sulla quale si sta approfondendo tale collaborazione, è la paura del trattamento odontoiatrico, sulla quale ci soffermeremo in questo articolo.



La "Paura del dentista"

Molte persone, non solo bambini, vivono sensazioni di paura quando devono recarsi dal dentista e non unicamente davanti interventi lunghi ed impegnativi, ma come copione narrativo appreso. In alcuni di questi casi, la paura si trasforma in fobia, diventando eccessiva, incontrollabile ed impedendo alla persona di risolvere il problema odontoiatrico anche per molti anni, andando incontro ad una seria compromissione della propria salute.

Quello che spaventa maggiormente è il trattamento che ci si anticipa di dover subire piuttosto che i sintomi in sè. Si possono costituire alcuni meccanismi mentali per i quali la persona prevede che le sensazioni che proverà, una volta che si sarà rivolta al dentista, saranno unicamente negative. Spesso il contenuto del pensiero è di tipo catastrofico, ad esempio il credere che l’anestetico possa non funzionare o peggio che si possano subire grosse ferite, rotture dei denti o che si possa soffocare. Alcuni meccanismi, non sempre consapevoli, possono essere quello di irrigidirsi e mantenere una tensione muscolare allo scopo di proteggersi da un imminente pericolo o focalizzare l’ attenzione sul proprio corpo e sull’ambiente circostante; tutte queste strategie di sopravvivenza portano il più delle volte, all’effetto contrario, ossia quello di aumentare la sensibilità al dolore e percepire un abbassamento del nostro controllo rispetto alla situazione paurosa.

Un’altra categoria di pensieri incontrollabili che spesso tengono in scacco la persona sono quelli rivolti al dentista stesso: da un lato interpretando alcuni gesti del suo stato psico-fisico come indicatori di stanchezza o nervosismo, dall’altro il giudizio che potrà maturare nei propri confronti in merito ad esempio all’ igiene dentaria ma anche alla possibilità che si accorga della paura di essere lì e di essere considerato un paziente difficile.


L’odontofobia

Naturalmente, il riconoscere come propri alcuni di questi pensieri non significa soffrire automaticamente di odontofobia, ma dipenderà molto dall’entità di tali pensieri e da quanto essi possano limitare la propria vita. L’odontofobia è stata accertata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed inserita nell’ International Classification of Disease (ICD-10) come disturbo fobico già nel 1996; in alcune persone infatti, è possibile un consolidamento di tali meccanismi mentali. Ciò può avvenire proprio attraverso delle tentate soluzioni personali che vengono messe in atto per sfuggire alla situazione paurosa, come ad esempio, quella di aumentare l’attenzione verso uno stimolo particolare o di rimandare l’appuntamento per la troppa paura. Tutto ciò può portare la persona a costruire un’organizzazione della propria realtà nella quale sia portata a selezionare, oltre che a crearne di nuovi, solamente i fatti negativi e coerenti con la personale teoria della realtà negativa che si attende.

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